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Questo Manifesto nasce soprattutto dall’esperienza, dalla passione e dagli impegni di italiani con i piedi ben piantati a terra e la testa nel mondo. In un tempo in cui soffiano forti i venti nazionalisti e populisti che propagandano muri, confini o barriere come soluzioni, noi vogliamo invece superare la paura e le incertezze di questo tempo lavorando sull’unica risposta possibile: modelli inclusivi e sostenibili per dare spazio ad una crescita diffusa e meglio distribuita.

In questi ultimi anni il destino agricolo, alimentare e ambientale dell’Italia è tornato al centro dell’attenzione. Molti passi utili sono stati fatti, molti altri se ne dovranno fare di qui in avanti per non perdere le opportunità che abbiamo davanti e i problemi che dobbiamo ancora superare. Il nostro orizzonte è prima di tutto segnato dagli impegni delle Nazioni Unite con gli Obiettivi Sostenibili dell’Agenda 2030. Quelli dell’Accordo di Parigi per affrontare il cambiamento climatico e contrastare con serietà il riscaldamento globale. Quelli della Carta di Milano nata con la straordinaria esperienza di Expo 2015.

Siamo convinti che l’Italia possa avere un ruolo guida, forte della sua riserva unica di biodiversità, dei suoi modelli produttivi, dei suoi paesaggi e della sua storia. Siamo consapevoli della nostra forza, la forza dei limiti e il coraggio di superarli. Siamo spinti ad innovare questa tradizione, per proteggere e promuovere questo patrimonio. Scegliendo come strumenti la condivisione, la bio-economia e l’economia circolare, dove nulla si spreca e tutto si riusa.

Dove il cittadino non è più solo consumatore, ma soprattutto co-produttore. Dove si sperimentano nuove forme di protezione sociale e legami di comunità, di cittadinanza, di legalità, di sostenibilità dei modelli produttivi e di educazione. Dove aspettative private e beni comuni si tengono, per affermare una società verde, oltre che un’economia ecologica.

Con l’impegno decisivo di ognuno.

Ecco perché noi rilanciamo il nostro impegno dalle tre A italiane che contano: agricoltura, alimentazione, ambiente.

               

 

 

 

 

AGRICOLTURA

AGRICOLTURA

Prima la dignità di chi produce

Prima la dignità di chi produce

Tutelare il reddito dei produttori agricoli è la prima missione. Perché sulla dignità del lavoro non si tratta. La giusta remunerazione degli agricoltori, degli allevatori, dei pescatori è la premessa anche per una filiera pulita, libera dal caporalato e dall’illegalità. Vogliamo confermare la cancellazione della tasse agricole (Imu, Irap e Irpef) decisa in questi anni e lavorare ancora di più sulla formazione dei prezzi. Serve maggiore equilibrio nella distribuzione del valore nelle filiere, per garantire una remunerazione giusta a chi produce. Incentivando la qualità, la multifunzionalità e una migliore organizzazione dei produttori, attraverso accordi di filiera, reti e distretti, soprattutto nelle aree rurali interne e montane. Proseguendo poi con determinazione sulla strada della semplificazione e della lotta alla burocrazia.

 

Campolibero: un patto tra generazioni

Campolibero: un patto tra generazioni

70mila giovani hanno scelto l’agricoltura come futuro. Sono il 6% del totale delle aziende del settore primario, che vede ancora una fortissima presenza di over 65. Serve un patto tra generazioni. Proponiamo di rendere stabili gli incentivi per le aziende under 40, anche oltre i primi tre anni dall’apertura, di garantire priorità ai giovani in tutte le vendite di terre pubbliche e di avviare il primo Censimento delle terre degli over 65 nella Banca nazionale delle terre. I giovani interessati potranno subentrare nella conduzione con la garanzia di mutui agevolati.

Etichette trasparenti su tutto e per tutti

Etichette trasparenti su tutto e per tuttI

 Valorizzando il territorio come luogo della qualità, della distintività e dei valori delle produzioni proseguirà l’operazione di allargare l’obbligo di etichettatura dell’origine delle materie prime a tutti i prodotti italiani ed anche a quelli stranieri. Va rafforzato il lavoro fatto su latte, formaggi, riso, pasta, derivati del pomodoro, in attesa che l’Europa decida una comune normativa. Per garantire in pieno il diritto del consumatore alla massima informazione in etichetta sugli alimenti. Si possono sviluppare anche certificazioni dal basso e sperimentare la tecnologia blockchain per la sicurezza delle informazioni e dei passaggi del prodotto lungo la filiera. Un’alleanza tra produttori, trasformatori e consumatori è la strada per assicurare il giusto reddito alle imprese e la giusta garanzia ai cittadini.

Rivitalizzare la collina e la montagna

Rivitalizzare la collina e la montagna

Dobbiamo intensificare il nostro impegno per bloccare il fenomeno dello spopolamento delle zone interne con politiche adeguate di sviluppo territoriale che partano dalla ricostituzione delle comunità locali, la valorizzazione dei paesaggi rurali storici, lo sviluppo della filiera bosco-legno-energia, la diffusione dell’agricoltura di servizi e dell’economia solidale per promuovere reti di protezione sociale e interventi efficaci per integrare gruppi di immigrati nel tessuto socio-produttivo.

Investire nel capitale umano

Investire nel capitale umano

Ecologica e tecnologica. Così dovrà essere sempre di più l’agricoltura italiana, che può offrirsi al mondo come modello di riferimento. Per centrare l’obiettivo serve un solido investimento nel capitale umano, in particolare su ricerca e innovazione. Bisogna rafforzare il Piano ricerca sulle principali colture agricole nazionali, continuare la diffusione dell’agricoltura di precisione e sostenere le spinte innovative dal basso. L’Italia già oggi ha un patrimonio unico di innovatori del cibo, giovani che danno vita ad hub rurali, reti sociali, laboratori che favoriscono la diffusione dell’innovazione anche tra i piccoli agricoltori. Vanno resi sempre più protagonisti anche delle scelte economiche locali e nazionali. Allo stesso tempo è indispensabile rafforzare i percorsi formativi legati alle professioni del cibo. Dagli istituti tecnici agrari, agli alberghieri fino alle scuole di alta formazione è necessario coltivare nuovi talenti in strutture all’avanguardia.

Filiera Colta

Filiera Colta

Pensiamo sia giunto il momento di creare una nuova filiera che metta al centro il sapere in agricoltura. Laddove c’è cultura si è più propensi alla condivisione, allo scambio di pratiche e mezzi agricoli, al cambiamento e all’innovazione. La cultura come base della consapevolezza per un’agricoltura più sostenibile e rispettosa dell’ambiente, più legata alle tradizioni ma utilizzatrice di innovazioni, la cultura nella condivisione per una maggiore efficienza nell’ottica delle comunità e dei distretti. Abbiamo bisogno di “filiere colte” per poter fare “filiere corte”. Senza il sapere, che diventi un unicum col saper fare, all’agricoltura manca un pilastro. Anche per questo abbiamo bisogno di una nuova generazione di agronomi che abbia una vera cultura di impresa, che sappiano formare e trasformare le idee in progetti da realizzare concretamente.

Un Ministero dell’Alimentazione

Un Ministero dell’Alimentazione

Una scommessa culturale e sociale, prima ancora che economica e produttiva. Un unico riferimento per la politica del cibo italiano. Un impegno nel solco di quanto fatto anche da altri Paesi europei. Pensiamo a un Ministero dell’Alimentazione, che abbia competenze, capacità e risorse per tutelare e promuovere al massimo il Made in Italy, aumentare ancora la forza dei controlli, rispondere alle esigenze delle aziende dagli agricoltori ai trasformatori, dai ristoratori e cuochi fino ai cittadini-consumatori.

Dalla politica agricola alla politica alimentare europea

Dalla politica agricola alla politica alimentare europea

Crediamo nell’Europa come orizzonte di pace e di futuro. Per questo vogliamo contribuire a cambiarla, anche nelle sue politiche agricole e alimentari. Serve un’Europa forte, meno burocratica e più vicina alle esigenze di cittadini e imprese. A partire dalla nuova politica agricola comune post 2020, che dovrà tenere conto delle distintività delle agricolture europee, con una nuova attenzione all’area Mediterranea anche per la sua valenza geopolitica. Un’Europa che promuova l’ascolto dei territori e delle esperienze attraverso l’innovazione sociale in agricoltura, con un vero ascolto dal basso capillare che permetta attraverso i Big Data in agricoltura di mappare i bisogni in tempo reale. Su questo proseguiremo il nostro impegno.

AMBIENTE

AMBIENTE

In campo per i campi

In campo per i campi

Il nostro primo impegno sarà quello di mirare all’azzeramento del consumo di suolo, di recuperare superficie agricola produttiva, di riqualificare tutti gli ambiti rurali. È necessario approvare definitivamente la Legge nazionale e favorire il riuso e la rigenerazione delle aree edificate. Recuperare si può, si deve.

Battere siccità e dissesto idrogeologico

Battere siccità e dissesto idrogeologico

Riusciamo a catturare solo il 10% delle acque piovane. Troppo poco. Sprechiamo più del 40% per inefficienza. Troppo. E negli ultimi anni facciamo i conti con prolungati periodi di siccità e fenomeni alluvionali improvvisi e devastanti. È indispensabile oggi recuperare efficienza nel sistema irriguo. Per questo vogliamo avviare un lavoro pluriennale serio sulla gestione delle acque, intervenendo su invasi e acquedotti, per massimizzare la risorsa idrica.

Tornare a respirare

Tornare a respirare

91mila morti all’anno per inquinamento. In Italia. Mettere in campo una Strategia per la qualità dell’aria non è più rinviabile. Iniziamo da qui e dall’incentivo alla riduzione delle emissioni. Con aziende più green e politiche di gestione ambientale certificate, incentivi per passare all’auto elettrica alimentata da fonti rinnovabili e a trasporti sostenibili delle merci soprattutto nei centri delle città dove si registrano i tassi più alti di smog. Per abbattere il totale dell’impronta di carbonio del Paese, puntare sul verde urbano, rendendo strutturale il bonus giardini, sulla migliore gestione dei nostri boschi e foreste e sulla valorizzazione energetica degli scarti agricoli.

L’economia blu del mare

L’economia blu del mare

Rendere il Mediterraneo un laboratorio per un moderno equilibrio tra lavori blu e salvaguardia delle risorse marine. È questa l’opportunità che l’Italia deve cogliere da qui al 2020 per sostenere il reddito dei pescatori, creare nuove opportunità professionali legate alla sostenibilità marina, proteggere un ecosistema tra i più complessi e fragili del mondo.gricoli.

Oltre la chimica

Oltre la chimica

L’obiettivo prioritario è quello di abbattere l’uso di chimica in agricoltura. Il primo impegno è l’azzeramento dell’uso dei pesticidi entro il 2025, ma il sostegno alla ricerca deve andare proprio in direzione di promuovere un’agricoltura ecosostenibile, redditiva e competitiva. Anche nella frontiera del benessere animale, dove si può lavorare ancora a partire dal superamento dell’uso degli antibiotici. L’Italia ha il primato del settore biologico in Europa con 1,8 milioni di ettari e 72mila operatori. È un risultato dal quale partire per convertire tutto il sistema agricolo alla totale compatibilità ambientale. Si dovrà anche scommettere di più sulle produzioni non alimentari per ridare prospettiva alle zone aride, come è stato fatto con la coltura del cardo per realizzare bioplastiche e prodotti fitosanitari sostenibili.

Rinnovare, rinnovare, rinnovare

Rinnovare, rinnovare, rinnovare

Azzerare l’uso del carbone a fini energetici entro il 2025. È un traguardo raggiungibile per l’Italia, che passa soprattutto dall’aumento della quota di rinnovabili. Siamo già uno dei Paesi con il maggior tasso di energia verde, ma si può migliorare. Puntando sull’efficienza energetica e sulla produzione diffusa. Impianti di piccola taglia delle nuove fonti rinnovabili (dall’eolico alle biomasse) stanno crescendo sempre di più, aumentando il tasso di indipendenza energetica di molti Comuni. È questa la strada.

ALIMENTAZIONE

ALIMENTAZIONE

Una politica del cibo partecipata

Una politica del cibo partecipata

Se, come diceva Wendell Berry, “mangiare è un atto agricolo”, produrre cibo è un atto politico. Che riguarda le comunità e che deve vedere la partecipazione consapevole dei cittadini. Da consumatori a co-produttori. Per questo proponiamo una nuova politica del cibo dei territori che passi da due strumenti: i consigli e i distretti del cibo. I primi come coordinamento progettuale che fissino obiettivi e limiti della programmazione alimentare del territorio, i secondi che sviluppino una progettazione imprenditoriale integrata. Tenendo conto degli aspetti sociali, dell’impatto ambientale e occupazionale delle produzioni. Costruendo un rapporto nuovo tra città e produzione di cibo. Dando spazio alle esperienze dei mercati contadini urbani, ai gruppi di acquisto solidali, agli orti nelle città. La nuova Italia può nascere proprio da qui.

 

No a dazi e barriere. Regole giuste in mercati aperti

No a dazi e barriere. Regole giuste in mercati aperti

Il Made in Italy si difende davvero aumentando tutela e promozione. Diciamo no a dazi e barriere che danneggerebbero solo le nostre piccole e medie imprese. Per proteggere e aumentare le loro esportazioni servono regole giuste in mercati aperti. Per questo crediamo nel dialogo internazionale, in accordi che sappiano dare prospettiva e difesa ai piccoli produttori. Accordi che non ripetano gli errori del passato, che hanno portato a una globalizzazione finanziaria per i pochi, escludendo i molti. Per questo pensiamo che le nuove regole debbano essere basate su alcuni principi irrinunciabili come la trasparenza, la reciprocità, con clausole di salvaguardia vere, l’accesso ad una giustizia equa, standard elevati di sicurezza alimentare e tutela ambientale.

Lotta al falso cibo e ai reati agroalimentari

Lotta al falso cibo e ai reati agroalimentari

Oltre 60 miliardi di euro. È la stima del valore del falso e dell’italian sounding. Tradotto significa migliaia di posti lavoro sottratti ai nostri territori e tante opportunità in meno per i produttori italiani. La lotta alla contraffazione va portata avanti con decisione, proseguendo la strada aperta negli ultimi anni. Occorre proteggere le indicazioni geografiche nei trattati internazionali, tenere alta la guardia in Europa continuando ad utilizzare efficacemente gli strumenti Ue per la rimozione dei falsi dalla vendita, aumentando il presidio sulla frontiera del web. Sul fronte interno vanno potenziati gli strumenti di contrasto per consentire al nostro sistema dei controlli di essere sempre più efficace. Va affrontata con serietà la riforma dei reati agroalimentari, con l’introduzione del reato di agropirateria.

Azzerare lo spreco alimentare

Azzerare lo spreco alimentare

Ogni anno 12 miliardi di euro di alimenti finiscono in discarica. Uno spreco intollerabile. La legge contro gli sprechi alimentari approvata nel 2016 porta il nostro Paese ad essere all’avanguardia in Europa. Occorre aumentare ancora il recupero delle eccedenze e la distribuzione del cibo salvato a chi ne ha più bisogno. Possiamo arrivare a un milione di tonnellate all’anno e garantire la necessaria assistenza alimentare ai più deboli.

A lezione di campagna!

A lezione di campagna!

Il progetto è rendere obbligatoria nelle scuole – a partire dagli istituti primari – l’educazione alimentare, ma in un’accezione più ampia e interdisciplinare. Non si tratta solo di fornire informazioni nutrizionali (da sostenere anche con campagne come frutta nelle scuole, le mense biologiche scolastiche certificate, la dieta mediterranea come regime alimentare di riferimento) ma di formare una cultura del buono. Significa sfruttare i prodotti per insegnare le scienze, la chimica, la geografia e la conoscenza degli ambiti rurali, il rispetto per la natura e l’ambiente, l’economia circolare, la storia e le tradizioni, la cultura del territorio, fino all’arte e al gusto, passando ovviamente per gli aspetti legati alla salute.

Valorizzare il turismo enogastronomico

Valorizzare il turismo enogastronomico

Più di un milione di turisti stranieri nel 2017 hanno scelto mete enogastronomiche come spinta al viaggio nel nostro Paese. Si può migliorare nei servizi. Serve una profonda riforma degli strumenti normativi, della formazione, della qualificazione degli operatori. L’aver promosso il 2018 come Anno del cibo italiano in rapporto ai luoghi che l’Unesco in Italia riconosce come patrimonio dell’umanità, dà il senso delle nostre scelte: dare ai valori territoriali la massima fruibilità, per aumentare il valore aggiunto dell’esperienza enogastronomica che si fa esperienza del territorio.

Reti e autostrade della comunicazione

Reti e autostrade della comunicazione

Ciò che non comunichi non esiste, ciò che non viene raccontato difficilmente verrà conosciuto ed apprezzato. Occorre dotare le aziende agricole e alimentari di infrastrutture di connessione con banda ultralarga per avere le aree rurali in rete. I giovani che erediteranno le aziende chiedono sempre più risposte in questo senso. Negli ultimi anni sono stati impiantati più di 5mila chilometri di fibra ottica nelle campagne italiane, un risultato che va almeno raddoppiato e affiancato con copertura internet wi-fi a disposizione di cittadini e imprese nelle aree interne.

Firmatari

Maurizio Martina
Sara Roversi – Fondatrice Future food Institute
Giuseppe Savino – VaZapp e Contadino innovatore
Federico Ferrazza, giornalista Direttore Wired Italia
Alex Giordano – Rural Hack / Università Federico II° di Napoli
Donatella Bianchi, Presidente WWF
Stefano Caccavari, imprenditore Mulinum
Valeria Carannante – Social media manager
Michele Savino – Agronomo
Cristiano Campitelli – Rehub Alburni
Mattia Priori – Imprenditore
Sanny Torretta – Commercialista
Michele di Cataldo – Agronomo
Antonio Stasi – Docente economia agraria – Unifg
Mariarosaria Lombardi – Docente di merceologia – Unifg
Chiara Pirro – Architetto designer
Laura Pirro – Architetto
Giulio Mandrillo – Architetto
Giuseppe Bruno – Fotografo food
Roberto Moretto – Videomaker
Giuliana Passalacqua – Psicologa
Elena Nigro – Giornalista
Werther di Gianni – Programmatore
Alessandro Mignogna – Programmatore
Elettra Vinelli – Insegnante
Elia Leggieri – Dottoranda medicina
Lucia Cataleta – Social media manager
Rosaria Quitadamo – Igienista dentale
Massimo Papale – Ricercatore
Antonio Vaccariello – Contadino
Paola Leggieri – Insegnante
Simona Borrillo – Psicologa
Valentina Ricchiuti – Nutrizionista
Michele Capozzolo – studente
Davide Masi – imprenditore
Giannialfonso Peduto – studente
Pietro Longo – Rehub Alburni
Francesca Reina – studentessa
Angela Sarnicola – studentessa
Elisa Tancredi – studentessa
Annateresa Di Lorenzo – studentessa
Alessandro Apolito – Rehub Alburni
Eva Tesoniero – studentessa
Matteo Peduto – studente
Gianni Fiorito -commercialista
Martina Alessio – Rehub Alburni
Gerardo Alessio – Cooperativa Belcoro
Giuseppe Croce – B’n’B Tata Peppe
Antonella Croce – Tenuta Nonno Luigi
Lorenzo Moi – Mulino Rubino
Mauro Rosati – Qualivita
Matteo Vignoli, Direttore Food Innovation Program
Claudia Laricchia, Future Food Institute, Al Gore’s Climate Change Reality Leadership Training fellow
Simona Grande, Future Food Makers Specialist, IDEX Fellowship in Social Innovation, Researcher in Ashoka
Claudia Iamundo, Progettista del Atelier Digitale “Semi Di Futuro”
Umberto Costantini, Sindaco del Comune di Spilamberto
Silvia Salmeri, Founder di Vivi Sostenibile
Antonio Perdichizzi, Founder Tree srl
Chiara Cecchini, Founder FeatApp, Partner Future Food USA BCFN fellow
Francesco Dell’Onze, Program Coordinator Future Food Urban CooLab, ShiLiaoBo
Beatrize Jacoste, gastrodiplomat, Future Food
Andrea Cattabriga, Makers Modena Fab Lab
Alessandro Pirani, PolicyShaker, Trustee Future Food
Tarek Amin, Agroecologist
Jose De La Rosa Moron, Food Alchemist ShiLiaoBo
Valerio Pappalardo, Future Food Startup Specialist, Founder di Meet
Mattia Nanetti Founder di Wenda
Francesco Castellana, Future Food Network
Giuseppe Grammatico, Founder di Cooki
Alessandro Sposito, Founder di Cooki
Ilaria Gant, Food Service specialist You Can Group
Martina Malucchi, Researcher Future Food Institute & Waste2Value
Andrea Franceschino, Future Food VideoStoryteller
Pierluigi Santoro, Founder di Algae factory
Antonio Di Giovanni, Founder di Funghi Espresso
Elda Cicala
Stefano Di Giacomo
Geremia Giovanale
Andrea Calori
Egidio Gatto
Marco Pagani
Fiorella Schipani
Mario Crepet
Andrea Aiello
Laura Spina
Roberto Scifò
Carlo Ferranti
Tea Persiani
Angelika Georg
Rossana Vandelli
Alessandra Alveario
Mario Casalena
Silvana Buvona
Anna Antonella Rainone
Marta Mazich
Antonio Alessio
Matteo Rossi
Aurelia Perego
Maria Carmela Longano
Paolo Conte
Massimo Conto
Salvatore Rolli
Giuseppe Troncone
Vittoria Vannucchi
Enzo De Feo
Sabrina Santarelli
Andrea Catalini
Carmelo Miraglia
Veronica Matonti
Elvira Tarsitano
Alessandra Miccoli
Paola Sabbatini
Claudio Pravato
Antonio Casablanca
Sebastiano Musarra
Valerio Betti
Donatella Aralda
Milena Falcioni
Livia Macciò
Alessandro Lazzerini
Maria Grazia Dicati
Maria Volpe
Lucia Sanson
Cristiano Coralli
Annalisa Crippa
Biagio Giovannini
Eleonora Scorrano
Claudio Strizzi
Costanza Sanvitale
Alfredo Lisi
Lorenzo Lener
Luzio Nelli
Viviana Mancini
Luigina Zanchetta
Silvana Scerbo
Massimo Blonda
Maura Sericchi
Maria Grazia Rolfo
Ermanno Piergiacomi
Maria Nobili
Enrico Pasini
Silvia Rolandi
Stefano Pantanetti
Nicola Fiorilli
Ylenia Guerra
Angelo Barone
Lucio Borrazzo
Zeno Buzzacchi
Laura Andreotti
Lucia Carella
Andrea Dai Pra
Mariagrazia Barbato
Juri Andriollo
Giuseppina Cazzaniga
Salvatore Sannino
Alessandro Senaldi
Matteo Bartolini, Presidente CIA Umbria
Sofia Badiali
Renata Bacci Fattorini
Damiano Zoffoli
Franco Murrone
Michele Pellegrini
Elena Carnevali
Luca Bertacchi
Giuseppe Panizzi
Cinzia Lombardi
Luisa Ernesta Cigardi
Dacide Boi
Cuono Lombardi
Danilo Perozzi
Paola Fiore, Founder di ETICAMBIENTE®️ e National Coordinator Italy Al Gore’s The Climate Reality Project

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